04/04/2010
SCIENTOLOGY
Scientology si inserisce nel panorama più ampio della religiosità New Age. Al pari di essa ne condivide l'impianto pagano fatto di gnosticismo e neo-platonismo.
L'uomo è considerato una specie di deità che per un malaugurato caso è rimasta prigioniera della materia e dalla quale deve liberarsi per il tramite di pratiche esoteriche.
I membri di Scientology vengono reclutati attraverso un test gratuito composto da circa duecento domande concernente questioni tra le più svariate (tutto il resto è a pagamento).
Alla persona interessata viene invariabilmente consigliato di frequentare un corso che, ad un prezzo presentato come ragionevole, consentirà di potenziare la comunicazione.
Lo scopo primario di questo corso è imparare a destreggiarsi nell'ambiente in cui si vive e diventare capaci di sfidarlo.
Ciò significa che a queste persone viene insegnato a guardare "gli altri negli occhi e ad esigere da loro la risposta a ciò che essi avevano pensato in precedenza".
Nel linguaggio di Scientology ciò viene chiamato "avere uno scopo". La qual cosa equivale a credere che se si ha abbastanza ambizione per raggiungere una certa meta, allora la si raggiungerà.
Secondo Scientology, tutto può essere controllato se l'ambizione è abbastanza forte.
Per Scientology, l'uomo è uno spirito che possiede un corpo e alla morte fisica, lo spirito abbandona il proprio corpo. Tale spirito è chiamato Thetan. Afferma R. Cragnon: "All'origine i Thetan esistevano da soli, onnipotenti, onniscienti, indistruttibili e immortali. Ma non avendo nulla da fare, soffrivano della loro stessa immortalità. Per uscire dalla noia decisero di giocare un gioco, creando vari universi".
I Thetan caddero vittime del loro stesso tranello: si fecero assorbire dagli universi che avevano creato, universi fatti di materia, di energia, di spazio e di tempo, fino a dimenticare che essi stessi ne erano i creatori. Così persero la loro potenza e la loro onniscienza.
Nel mondo in cui viviamo, giacchè i Thetan hanno dimenticato la loro autentica identità spirituale, essi credono di essere solo dei corpi.
Per scientology l'uomo è dirty cioè "sporco", essendo influenzato da "engrammi".
L'idea di engrammi è centrale in Scientology. Un engramma è una dolorosa, angosciosa oltre che inconsapevole impronta del passato.
Secondo Scientology, dobbiamo liberarci da tutti i nostri engrammi poiché essi sono alla base di tutti i problemi che abbiamo. Tutti i comportamenti irrazionali, tutte le malattie mentali, tutti i crimini e il 70% di tutte le malattie, sarebbero causati dagli engrammi!
Tuttavia questi problemi possono essere rimossi tramite la speciale tecnica di Scientology, che li riporta alla memoria e in qualche modo li cancella, ovviamente a pagamento.
Questa tecnica include l'uso del così detto E-meter, uno strumento di misura elettrico simile ad una rudimentale "macchina della verità".
L'E-meter viene usato durante le interviste-terapeutiche che Scientology definisce auditing.
Durante tali interviste, agli intervistati vengono poste svariate domande, alcune delle quali su situazioni imbarazzanti e sfortunate della loro vita. È il modo per far tornare alla memoria gli "engrammi".
Molte persone, durante queste interviste, rivelano anche intimi dettagli della loro vita sessuale e particolari intorno a esperienze dolorose del loro passato.
Infatti il Thetan ha vissuto innumerevoli vite precedenti, e questa è una riproposizione della dottrina indù della reincarnazione.
Tutte le informazioni emerse durante le sedute di auditing, vengono trascritte e conservate negli archivi di Scientology. In Scientology non può esistere privacy!
Quando la lancetta dell'E-meter non si sposta, si viene dichiarati "clear" (liberi da engrammi).
Una volta che un membro di Scientology è diventato "clear", non dovrebbe per esempio necessitare più di occhiali da vista e non dovrebbe nemmeno più contrarre un raffreddore.
Sempre però a condizione che egli non abbia contatti contatti con "persone negative" (SPs - Suppressive Persons).
Tali persone negative sono per lo più quelle che posseggono un basso rendimento all'interno dell'organizzazione oppure quelle che hanno abbandonato il movimento.
L'idea di engramma si ispira vagamente a quella del peccato, dal quale è però possibile liberarsi a pagamento. La salvezza è sostanzialmente nelle mani dell'uomo.
L'uomo-tethan è divino, anche se a livello inconscio e, dunque, onnipotente, nella posizione di venire in possesso di tutti gli strumenti per acquistare consapevolezza operativa del proprio stato.
Essendo tutti gli esseri umani degli dèi, non vi è spazio per un Dio unico e sovrano.
L'insegnamento segreto: Il Thetan Operante III
Alcuni "fuoriusciti" hanno permesso di ricostruire altri insegnamenti segreti di Scientology, ad esempio quelli del cosidetto "livello OT III" (Thetan operante III).
Vi si insegna che lo stato dirty degli esseri umani, è da attribuire ai misfatti di un tiranno, Xenu, vissuto 75 milioni di anni fa.
Da allora numerosi Thetan sono incrostati sul Thetan personale di ciascun essere umano e il fine del corso è quello di liberarsi da queste centinaia di Thetan attraverso degli "esorcismi laici".
Questo sistema può essere definito, in un certo senso, "religioso" dato che una certa influenza di religiosità orientale può essere riscontrata nei suoi insegnamenti. Inoltre, vi sono elementi mitologici ed extraterrestri.
L'engramma è una sorta di interpretazione pseudo-religiosa dell'insegnamento del karma proveniente dalle antiche religioni asiatiche.
Per il seguace di Cristo, invece, le esperienze religiose non determinano la verità né sono lo scopo della vita.
Il seguace di Scientology trasforma le sue intense esperienze in una sorta di dio, conferendo all'"esperienza" un valore tanto elevato da usare mezzi pericolosi o addirittura immorali per ottenerla.
Di conseguenza, spesso egli diventa schiavo dell'esperienza o dei mezzi per raggiungerla.
È appena il caso di dire che di cristiano in Scientology non vi è nulla, né il movimento rivendica alcuna filiazione in tal senso.
Certamente sono chiari i fini economici di tutta questa operazione tesa a sanare i dissidi interiori dell'uomo contemporaneo.
"Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perchè in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e in Lui voi avete tutto pienamente. Egli è il capo di ogni principato e di ogni potenza..." (Colossesi 2:8-10).
Note aggiunte su L. Ron Hubbard, creatore di Scientology
Ron Hubbard fu uno scrittore di fantascienza noto per il suo libro Dianetics. Hubbard si definì "gran buon amico" dell'occultista Aleister Crowley, padre del satanismo moderno, che frequentò a lungo (fu membro della sua setta, e rielaborò i suoi insegnamenti in chiave pseudo-scientifica per creare quelli che sono alla base di Scientology); inoltre ne adottò il simbolo occulto per la sua "croce della Scientologia".
È interessante notare che Hubbard dichiarò che un'entità spirituale l'aveva guidato durante tutta la sua vita, che si era servito "della scrittura automatica e della chiaroveggenza", che praticò rituali di magia assieme a Jack Parsons (un favorito di Crowley), e che suo figlio arrivò a dichiarare che "la magia nera è il cuore stesso di Scientology" (cfr. Corydon and Hubbard, Jr., 256 - si veda anche l'articolo "Founder of Scientology involved in Black Magic", apparso su: Sunday Times, 1969).
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ANTROPOSOFIA
L'Antroposofia, come è stata definita dal suo fondatore Rudolf Steiner, è un tipo di conoscenza, una porta di accesso a un mondo trascendente. Rudolf Steiner prese le distanze, per divergenze di idee, dalla Società Teosofica alla quale apparteneva e nel 1913 fondò la Società Antroposofica. L'Antroposofia è da Steiner collocata "al di sopra di qualunque fede", perché si fonda su una conoscenza alla quale la fede non può appoggiarsi. Perché non può appoggiarsi? Steiner sostiene di aver letto la Akasha-Chronik che in sanscrito vuol dire «etere vitale». La Cronaca Akasha è da intendersi come una cronaca che offre un'interpretazione del cosmo, della storia del mondo e del futuro dell'umanità. La sua rivelazione attraverso Steiner è considerata segreta, definitiva e non impugnabile e quindi le sue scritture sarebbero decifrabili solo da iniziati. Steiner dice: «Sulle fonti di quello che qui viene detto sono ancora oggi vincolato al segreto. Chi sa qualcosa di queste fonti, conosce la ragione di tale vincolo» (R. Steiner, Aus der Akasha-Chronik, Dornach, 1975, p. 19).
COSMOLOGIA STEINERIANA
Secondo Steiner, il mondo attuale è inserito in un processo di continuo progresso; si conterebbero sette fasi a livello di coscienza planetaria (Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano). In una di queste fasi (Saturno) incominciò lo sviluppo dell'uomo che ricevette l'involucro fisico, poi quello etereo, poi astrale, e poi - iniziando lo sviluppo terrestre - lo sviluppo dell'Io (coscienza della realtà materiale). Nel periodo Lemurico si ebbe la separazione di Terra e Luna e nello stesso periodo si ebbe l'evento «Lucifero» che portò alla separazione dei sessi, alla malattia e alla morte. Il successivo periodo, l'Atlantico, produsse la stirpe degli atlantidi che «Correvano ad un'altezza inferiore a quella dei monti del periodo atlantico e avevano comandi grazie ai quali potevano sollevarsi al di sopra di questi monti» (Ibid, pag. 22). Nel quinto periodo, Postatlantico, si ebbe la formazione della razza ariana. Qui Steiner individua sette epoche culturali: antico-indiana, antico-persiana, egiziano-caldaico-babilonese e greco-latina (747 a.C.-1413 d.C.). L'evento «Cristo» non inaugura una nuova epoca, anche se Steiner lo considera un «evento cosmico». Dal 1413 è iniziata l'era del razionalismo in cui si è raggiunto il pieno sviluppo dell'Io grazie al formarsi dell'anima cosciente. Si prevedono ancora altri periodi cosmici in cui ci sarà la comparsa di nuove razze.
ANTROPOLOGIA STEINERIANA
L'uomo, nel suo insieme è inserito, secondo Steiner, in uno schema di progresso in cui si evolve, dall'era dei minerali, attraverso vari livelli angelici, fino ai livelli dei serafini. L'uomo è costituito di sette strati (ma al momento ne esistono solo quattro: involucro fisico, corpo etereo, corpo astrale, Io). Il corpo astrale e l'Io, dopo il distacco del corpo etereo, rimangono insieme ancora per un periodo di purificazione e vanno nel paese dello spirito, che a sua volta è strutturato in modo complesso; nel periodo tra morte e reincarnazione non si fermano al livello spirituale che avevano raggiunto al momento della morte fisica, ma continuano a progredire sotto la guida di entità superiori. Alla fine dell' esistenza terrestre, Steiner vede un uomo nuovo: «Una volta sviluppato, l'uomo completo e superiore involucro astrale sarà purificato a tal punto che sarà diventato allo stesso momento Manas o spirito puro; l'involucro etereo sarà purificato a tal punto, che sarà contemporaneamente spirito vitale o Buddi; e il corpo fisico sarà trasformato a tal punto che, allo stesso modo in cui sarà corpo fisico, sarà anche uomo spirituale o Atma» (R. Steiner, Das Johannes-Evangelium, 10 ed, Dornach, 1981, p. 129).
CRISTO NELL'ANTROPOSOFIA
Steiner sostiene la necessità di una nuova rivelazione adeguata alla forma odierna. Questa comporta, tra l'altro, un modo completamente nuovo e artificioso di considerare la persona di Gesù. Un esempio l'abbiamo dall'interpretazione del battesimo di Gesù. Per Steiner è nel battesimo che l'«impulso» di Cristo si congiunse a Gesù; solo a partire dal battesimo Steiner parla di «Cristo Gesù». Con la morte in croce dice che l'«entità Cristo» si separò di nuovo dal corpo. Degli eventi successivi alla morte di Gesù Steiner dà un resoconto fantasioso e in aperta contraddizione con la Bibbia; egli infatti afferma che «quando la gente arrivò la mattina dopo, trovò il sepolcro vuoto perché la terra aveva accolto le spoglie di Gesù» (R. Steiner, Aus der Akasha-Forshung, Dornach, 1975, p. 30). «Con il terremoto si alzò un gran ciclone sulla terra e successe che "cessato il vento, le lenzuola giacevano nel sepolcro, come descritto fedelmente nel Vangelo di Giovanni"» (ibid, p. 211).
Così Steiner interpreta l'evento del Golgota: «Quando a Gesù sulla croce venne aperto il fianco e colò il sangue, il Cristo si congiunse con la terra: "Il colare del sangue dalle ferite del Redentore non rappresentava solo un evento fisico, ma si trattava anche di un evento spirituale"» (Ibid, p. 208). Gli antroposofi si considerano un movimento che porta il "vero" Cristianesimo, quindi gli unici a poter fornire una giusta interpretazione del Mistero del Golgota.
ANTROPOSOFIA E PRASSI
Ad attirare verso l'Antroposofia, forse non è tanto la visione del mondo, quanto piuttosto la prassi reale: tutto ciò che riguarda l'agricoltura biodinamica, la pedagogia Waldorf e i metodi di cura della malattia. Nell'Antroposofia si vede spesso una risposta alla ricerca di uno stile di vita "alternativo".
1. Agricoltura biodinamica
Da non confondere con l'agricoltura biologica, la coltivazione biodinamica si basa su concetti esoterici. Una peculiarità di questo metodo - sviluppato da R. Steiner in collaborazione con Günther Wachsmuth, il dott. E. Pfeiffer nel 1921 - è la rinuncia alla concimazione industriale. Al posto del concime artificiale il metodo biodinamico utilizza composti vegetali autoproducentesi. Ciò che distingue questi concimi da quelli comunemente detti "biologici" è la loro preparazione che avviene in appositi in terreni. Le fattorie che si stanno convertendo all'agricoltura biodinamica portano il marchio "Biodyn".
2. Pedagogia Waldorf
Nelle scuole e asili nido Waldorf non ci si propone - dicono gli insegnanti - di insegnare antroposofia ai bambini. Ma bisogna fare attenzione poiché la pedagogia Wardorf non può prescindere dalla visione dell'uomo e del cosmo secondo l'antroposofia che fa si che esistano fondamentali rapporti: «L'educazione con la dottrina dell'essenza dell'uomo, e questa con il cosmo, e il cosmo con la storia, e questa, a sua volta, ricollegata con lo specifico destino e corso della vita del singolo. Niente rimane al caso, ogni dettaglio invece determina l'esistenza e questo è ben comprensibile se si segue il pensiero di Steiner». (Klaus Prange, Educazione all'Antroposofia. Presentazione e critica della pedagogia Wardorf, Bad Heilbronn/Obb., 1986, p. 54).
In base al pensiero antroposofico, è compito dell'educazione fornire un aiuto alla reincarnazione (altra dottrina antibiblica) perché, secondo gli antroposofi, l'uomo non eredita una costituzione predeterminata, piuttosto deve elaborare tutto il corso delle vite terrestri precedenti. Compito degli educatori è quello di favorire uno svolgimento della vita conforme al karma (cfr. Ibid, pag. 111). Per quanto riguarda l'insegnamento religioso è Steiner stesso che riconosce la necessità di compromessi: «Il fatto che dobbiamo scendere a certi compromessi, deriva dal conflitto culturale con cui le confessioni religiose si pongono oggi verso il mondo» (Ibid, Programma educativo, p. 342).
3. La comunità "cristiana" antroposofica
Di Rudolf Steiner era anche l'idea di formare delle comunità con la funzione di aprire una "nuova era" nella storia del Cristianesimo. Al centro il culto, la messa, la pratica dei sacramenti (però i testi utilizzati non sono pubblicati e quindi non sono generalmente accessibili). La comunità "cristiana" antroposofica rifiuta una dottrina con chiari limiti e aspira al compromesso tra fede e conoscenza, religione e interpretazione umana del mondo. Il co-fondatore della comunità antroposofica, Friedrich Rittelmeyer, ne divenne la prima "arciguida suprema" (SIC). La comunità cristiana antroposofica ha un ordinamento gerarchico: la direzione è affidata a sei guide, alle quali è preposta una arciguida. Nelle singole comunità i "pastori" sono affiancati da una cerchia di aiutanti.
Hanno un credo (che si riduce a un Dio onnipotente, essere spirituale e fisico, principio dell'esistenza), e anche dei «sacramenti». La fonte della rivelazione è considerata, manco a dirlo, l'opera di Steiner: essa è intesa come una guida per l'interpretazione della Bibbia. Il "Vecchio Testamento" dell'antroposofia contempla anche i Misteri delle altre religioni: nei culti misterici dell'Oriente, secondo il pensiero antroposofico, si trovano tracce della rivelazione originaria che dopo il peccato originale sono man mano diventate oscure. Melchisedec sarebbe l'incarnazione del più alto iniziato del Sole Manu e i profeti l'incarnazione di quelli che nella loro precedente vita terrestre hanno operato come guide iniziate. I Vangeli vengono spesso visti come "libri di iniziazione" o come "libri mistici che parlano per immagini".
Tutte le linee preparatorie confluivano nell'evento centrale, dell'uomo Gesù Nazareno, l'incarnazione del Logos come Cristo tra gli uomini. Questo evento è ritenuto momento di svolta per l'umanità e per tutto il mondo. L'uomo sarebbe stato creato come essere spirituale. Il peccato originale era necessario per la storia dell'evoluzione e perciò fu permesso dalla divinità: l'uomo doveva sperimentare la colpa per elevarsi dal livello dell'innocenza naturale a quello ben superiore della santità. La conseguenza positiva del peccato originale fu la conoscenza del Bene e del Male, conseguenza negativa il nascere di avidità, egoismo da cui nacque il materialismo. All'uomo rimane una "malattia del peccato": a causa del peccato originale l'uomo non ha potuto sviluppare in sé la scintilla del fuoco originario divino e quindi adesso è necessario un processo evolutivo molto lungo.
L'incarnazione è un momento centrale per la storia dell'evoluzione e non per la storia della salvezza: rappresenta la svolta dalla materializzazione alla rispiritualizzazione. Cristo ha preso su di sé il karma comune dell'umanità e delle forze cosmiche e lo ha espiato con il proprio sacrificio. In forza di tale evento l'uomo è stato sollevato dalla colpa ed è solo più soggetto al proprio karma individuale. Il perdono dei peccati individuali attraverso il Mistero del Golghota viene rifiutato per motivi pedagogici.
CONCLUSIONE
Antroposofia e Cristianesimo sono incompatibili. Il suo sistema di pensiero è occultistico e spiritualistico. Dio non è un Dio trascendente. Nonostante la rilevanza data da Steiner all'«evento Cristo» e al «mistero del Golgota», per lui Gesù Cristo non è l'unico figlio dell'unico Dio, ma è un'«entità». Al posto della Redenzione si sostiene l'idea della reincarnazione che è il contrario del messaggio biblico della Resurrezione dei morti e del compimento definitivo della storia.
La "scienza umanistica" di Steiner è considerata una "conoscenza superiore" o "più profonda" rispetto ad altri modi di conoscenza, anche rispetto alla fede cristiana. Steiner rimane sempre l'autorità assoluta con la pretesa di annuciare una verità oggettiva che sarebbe contenuta nelle Akasha-Chronik. In molte prefazioni di redazioni è scritto: «Stampato per gli appartenenti alla libera università delle scienze Goetheanum. A nessuno che non abbia acquisito in questa scuola le pre-conoscenze autorizzate dalla stessa o in un altro modo, sempre autorizzato dalla scuola, è concesso un giudizio di competenza sui testi. Altri giudizi vengono rifiutati perché gli autori dei testi non sono disposti a nessuna discussione con chi li giudica» (J. Badenwieden, Anthroposophie, Konstanz, 1985, p. 216 ss).
17:05
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LA TEOSOFIA
Il termine teosofia letteralmente significa sapienza di Dio. Il movimento indicato con questo nome si può far risalire a centinaia e anche migliaia di anni fa; infatti parecchi dei suoi insegnamenti più importanti derivano dall'Induismo, le cui prime origini risalgono al 3000 a.C.
La teosofia moderna ebbe inizio con la vita e l'opera di una donna russa dalle molte doti, Helena Petrovna Blavatsky, nata nel 1831 a Ekaterinoslav, in Russia. All'età di 17 o 18 anni, sembra per far dispetto alla sua governante che era di parere contrario, Helena sposò un certo generale Blavatsky che aveva allora 48 anni. Il matrimonio durò tre mesi.
Dal 1848 al 1873 viaggiò a lungo per il mondo. Visitò anche i paesi dell'Asia e assorbì molte idee orientali, che dovevano in seguito affiorare nelle sue concezioni religiose. Si interessò allo spiritismo da poco ritornato in voga e, per un certo tempo, fu lei stessa una medium, la qual cosa è un fatto importante nel valutare la teosofia.
Nel 1873 Madame Blavatsky giunse negli Stati Uniti, dove cinque anni più tardi prese la cittadinanza. Lo stesso anno in cui giunse in America incontrò, nel Vermont, un certo colonnello Olcott, un veterano della Guerra Civile che doveva diventare un suo ardente discepolo. Si trasferì quindi a New York, dove il suo appartamento divenne noto col nome di lamasery, una parola tibetana che significa monastero. Prima della sua morte, avvenuta nel 1891, ella aveva pubblicato due libri che sono diventati opere fondamentali di teosofia: Iside svelata (Isis Unveiled) e La dottrina segreta (The Secret Doctrine).
Il colonnello Olcott la spingeva a creare una società che si dedicasse allo studio delle realtà occulte e degli aspetti magici delle religioni, e a propagarle; Madame Blavatsky diede ascolto a questo suggerimento e, nel 1875, fondò la Società Teosofica. Una sede centrale mondiale permanente venne stabilita, abbastanza appropriatamente, ad Adyar, presso Madras, in India.
In Inghilterra, a Madame Blavatsky succedette la brillante moglie di un prelato anglicano, Annie Wood Besant (1847-1933), la quale era atea e divorziata; una cosa, questa, che preoccupava Helena Blavatsky circa la sua adeguatezza psichica. Negli Stati Uniti, invece, la guida del movimento non passò ad Olcott, come sarebbe stato prevedibile, ma ad un certo William Q. Judge; Olcott era un buon organizzatore, ma mancava di quella profonda percezione "psichica" che si richiedeva al capo della setta.
Walter R. Martin ricorda: "Fra le sue molte realizzazioni, la signora Besant fondò, nel 1898, il Central Hindù College a Benares, in India, e, nel 1916, la Lega per il Governo Autonomo Indiano. Nel 1917 fu eletta Presidente del Congresso Nazionale Indiano e fu quasi sempre considerata un personaggio potente nella politica indiana" (The rise of the Cults, p. 36). Nel 1906, la signora Besant annunziò l'arrivo del messia nella persona del suo figlio adottivo, Krishnamurti. Molti credettero a questo annunzio, ma nel 1931 lo stesso giovane respinse pubblicamente il titolo.
Fu così che due donne molto famigliari con le tradizioni sacre dell'India diedero vita al movimento oggi conosciuto col nome di Teosofia. W. Martin ritiene che esso conti 12 mila discepoli.
Le dottrine della teosofia
Nella teosofia, Dio è impersonale. Come molti movimenti esoterici simili, la teosofia è orfana sul piano teologico: ha perduto il Padre. Per un teosofo, Dio non è altro che un principio impersonale che pervade ogni cosa.
La teosofia è panteistica, giacché non distingue fra creatore e creatura. La conclusione panteistica a cui la teoria perviene è chiara in questa citazione di Krishnamurti, conservataci dal dr. Van Baalen: "Tu sei Dio, e vuoi solo ciò che Dio vuole; ma devi scavare profondamente dentro di te per trovare il Dio che è in te ed ascoltare la Sua voce, che è la tua voce" (The Chaos of Cults, >III ed. p. 81). Naturalmente tale concezione è agli antipodi della fede cristiana, la quale conosce e adora un Dio personale e Padre, che conta persino i capelli del capo dei Suoi figliuoli e li chiama tali. Un principio non ha vita in sé stesso, è semplicemente un pensiero o un concetto. Il Dio dei cristiani è vivente ed è una Persona, non è un principio (Matteo 16:16; Giovanni 6:57).
All'origine delle dottrine teosofiche vi sono le rivelazioni. Nel Tibet, una terra per lungo tempo rimasta misteriosa, vivono i Mahatma, persone considerate spirituali o psichiche eccezionalmente dotate e illuminate; essi avrebbero potuto decidere di entrare nel Nirvana, l'equivalente teosofico del cielo, ma hanno scelto di restare nel mondo per aiutare gli eletti ad entrare nella benedizione teosofica. Da loro e dalle loro rivelazioni provengono le verità particolari della teosofia. Per quale via il mondo può venire a conoscenza delle loro verità segrete? È semplice: essi scelsero la signora Blavatsky come agente, concessero a lei delle rivelazioni ed ella, a sua volta, le dischiuse al mondo in attesa.
I Teosofi hanno una dottrina dell'uomo tutta particolare. Essi affermano che ogni singolo individuo è costituito da sette parti. La classificazione più comune è la seguente: il corpo fisico, il corpo doppio eterico (o vitale), il corpo astrale (o emozionale), il corpo mentale, il corpo causale, il corpo futuro, il corpo perfetto. La salvazza consiste nel trasferirsi da un corpo all'altro, fino a raggiungere la perfezione nel settimo corpo. Le parti della persona che non interessano più vengono eliminate come la pelle non più necessaria di un serpente" (H. Davies, Christian Deviations, pp. 25,26).
Il passaggio da un corpo all'altro non richiede soltanto la reincarnazione, ma anche il sacrificio personale ed una umiliazione auto-imposta. Dunque anche qui, come in ogni altro sistema religioso creato dalla mente umana, il concetto di salvezza è legato alle opere; anche qui si pensa che la salvezza si ottenga mediante sforzi umani, al contrario di quello che afferma la Bibbia ("non è in virtù d'opere", Efesini 2:8,9).
Abbiamo accennato alla reincarnazione come mezzo di salvezza. In effetti uno dei segni distintivi della teosofia, che ne mostra chiaramente anche il carattere orientale, è la credenza che persone attualmente esistenti sulla terra sono già esistite precedentemente in un altro corpo, come individui diversi. La loro situazione attuale, sia di miseria, sia di benessere, è determinata dalla qualità della loro vita precedente. Questa credenza è un tentativo per spiegare il male semplicemente con l'affermare che ogni sofferenza è il risultato di peccati passati, commessi in una reincarnazione precedente. Non vi sono dunque persone innocenti.
La concezione teosofica del cielo è parallela a quella buddista: il "nirvana" viene finalmente raggiunto dopo molte reincarnazioni. In questo stato l'individuo viene assorbito dall'impersonale anima universale, il non biblico Dio-Spirito, e perde la sua coscienza personale. "I teosofi hanno anche il loro inferno, che, cosa abbastanza strana, assomiglia al purgatorio cattolico con indescrivibili torture comminate in abbondanza. Il Kamaloka, che è il nome dato a questo stato intermedio di esistenza, raccoglie le anime defunte che soffrono per i peccati del passato aspettando la reincarnazione, ovvero la possibilità di iniziare una nuova esistenza in un nuovo corpo..." (W, MArtin, The Rise of the Cults, p.38).
Ovviamente, le concezioni teosofiche sono molto lontane da quelle della Bibbia. La teosofia è un esempio di movimento esoterico, essa cioè accetta e sottolinea "verità segrete" trasmesse attraverso "menti illuminate". I cristiani accettano e riconoscono la Bibbia come unica autorità nel campo delle credenze religiose, ben sapendo che Iddio ha ammonito severamente gli uomini quanto all'aggiungere o al togliere qualcosa dalla Sua Parola (vedi Deuteronomio 4:2; 12:32; Proverbi 30:6; Apocalisse 22:18,19).
L'apostolo Paolo aggiunge a quegli avvertimenti l'invito a non accettare altra dottrina, che non sia quella che viene da Dio per mezzo della Sua Parola: "Quand'anche noi, quand'anche un angelo dal cielo vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia egli anatema. Come l'abbiamo detto prima d'ora, torno a ripeterlo anche adesso: se alcuno vi annunzia un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema" (Galati 1:8,9).
La teosofia è una mescolanza di molte religioni, essa propone, come anche altri culti moderni, di unire tutte le fedi creando una base comune per una religione universale. Questo suo scopo può essere apprezzato dinanzi alle divisioni che esistono nel mondo, ma certo non si potrà raggiungere mai una vera unità, là dove le parole di Cristo non vengono accettate totalmente.
La teosofia nega le dottrine più importanti del cristianesimo, il suo insegnamento è seriamente in contrasto con la concezione cristiana di Dio, di Cristo, del peccato, della salvezza, della preghiera e della riconciliazione. La teosofia è uno dei movimenti più lontani dal cristianesimo.
17:02
Scritto da: micedan3
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LO YOGA
Lo yoga si trova oggi in misura crescente al centro dell’interesse dei nostri paesi occidentali, lodato da molti come la soluzione nel deserto spirituale e religioso, che si estende come conseguenza del razionalismo, materialismo e ateismo. Ma la sua origine è in India, e trae le sue radici dall’induismo. Yoga non è un concetto unitario, ma nelle sue forme si presenta come una tavolozza multicolore di metodi e di esercizi, una pratica di vivere fino a raggiungere finalità religiose e spirituali. A questa immagine cangiante corrisponde anche la comunità yoga, che oggi nell’occidente è composta da persone di tutte le età e classi sociali, interessate per motivi molto diversi. Nella sola Germania occidentale vi sono attualmente 100.000 praticanti.
Fra le diverse scuole di yoga ve n’è una, la meditazione trascendentale, chiamata "scienza dell’intelligenza creatrice". In origine era una derivazione del Mantra-Yoga magico; questo movimento ha avuto un’impronta speciale per la sua diffusione tra gli occidentali. Nel 1974 il numero degli aderenti occidentali era di mezzo milione. Il fondatore e capo, Maharishi Mahesh Yogi, che dal 1960 viaggiava per gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Germania, sin dal 1972 presenta come finalità del movimento un piano mondiale: partendo da 3.600 centri, uno per ogni milione della popolazione mondiale di quel tempo, la meditazione trascendentale, che è la "scienza della intelligenza creatrice", dovrebbe essere diffusa come una valanga nel senso che ciascuno, una volta ammesso alla meditazione trascendentale, deve comunicarla ad altri.
Lo yoga, nelle sue diverse forme, è presente spesso anche nei circoli cristiani. È significativo però, come amici indiani ci hanno detto, che nell’India odierna esso ha un ruolo di poca importanza. Proprio in India gli uomini hanno riconosciuto spesso che lo yoga non dà loro quello che desiderano nel momento della disperazione. I cristiani indiani rifiutano fermamente una combinazione di yoga e cristianesimo. Il fatto che questa dottrina in occidente metta radici, ci dice che proprio l’occidente si trova nell’allontanamento della fede e nella ribellione contro Cristo, quindi questa è una manifestazione del suo carattere anticristiano.
CHE COSA È LO YOGA?
Secondo l’induismo lo yoga è un insieme di metodi che, con l’aiuto dell’ascesi, di esercizi fisici, di tecniche di respirazione e di meditazione, dovrebbe liberare l’anima umana di tutto il suo peso materiale e terreno. Questa liberazione tanto ricercata ha un doppio significato: non è intesa soltanto per l’esistenza presente dell’uomo che pratica lo yoga, ma soprattutto per il ciclo delle reincarnazioni. Secondo l’antica concezione induista a dipendenza del suo "Karma", l’anima impura dell’uomo deve rientrare sempre in un seno materno e nascere di nuovo. Soltanto quando riesce per propria forza a purificarsi, raggiunge la redenzione e con questa la liberazione da nuove reincarnazioni. La redenzione induista significa anche che l’anima individuale (Atman) è alla fine identica all’anima cosmica (Brahman). Nello yoga indiano c’è la concezione che ogni anima, nella sua natura e sostanza, è unita nel suo profondo alla divinità. Qui sta la tentazione segreta dello yoga: esso insegna che l’uomo è Dio.
Nello yoga l'uomo non è l’immagine di Dio danneggiata dal peccato originale, ma è Dio stesso.
Le diverse scuole di yoga si distinguono per il loro metodo. Lo Hatha-Yoga dà molta importanza alle tecniche propriamente corporali, per esempio alla purificazione dello stomaco e degli intestini, a certe posizioni (Asanas), a tecniche respiratorie (Pranayama). In queste ultime si tratta principalmente di rallentare arbitrariamente o volutamente il respiro, e questo effettua nell’esperienza un rallentamento del pensiero, uno svuotamento artificiale della coscienza.
Altre scuole preferiscono tecniche meditative, per esempio il Mantra-Yoga, che lavora con la ripetizione dei mantra, ad alta e bassa voce o nel silenzio. Questi mantra sono formule magiche che spesso non hanno un significato linguistico o grammaticale, come per esempio il mantra "OM". Essi dovrebbero esprimere immediatamente forze primitive divine o cosmiche, per esempio gli dei Vishnu, Shiva o l’anima cosmica Brahman. Mediante la ripetizione incessante di tali formule, gli indù pensano di identificarsi con le potenze rappresentate in queste formule medesime. L’uomo perciò non si presenta umile davanti al suo Creatore, ma tenta attraverso i mantra di realizzare una sua latente identità divina, che in ultima analisi è pagana.
La maggioranza delle scuole di yoga nell’occidente sono sotto l’influsso dell’Hatha-Yoga. Gli esercizi insegnati in questa scuola dovrebbero fortificare principalmente il corpo, mantenere elastiche le articolazioni, disintossicare gli organi, tranquillizzare i nervi e così aiutare gli uomini a condurre una vita armonica per riuscire meglio ad affrontare lo stress quotidiano.
Spesso si introducono i bambini ai corsi di yoga. Nelle scuole occidentali di yoga raramente si parla della liberazione dell’anima dal ciclo delle reincarnazioni, ma piuttosto del successo nel mondo. Questa trasformazione del significato di yoga nell’occidente porta con sé un giudizio errato, sembra che si tratti soltanto di un esercizio fisico. Il principiante sente a volte alcuni effetti positivi di leggerezza, perciò è in grado di sopportare meglio certe situazioni di stress.
Queste esperienze iniziali, spesso soltanto apparentemente positive, inducono molti uomini ad occuparsi più da vicino dello yoga, a penetrarne più profondamente la sua dottrina. Ecco perché molti ne sono sedotti e cadono nell’inganno.
Gli esercizi fisici però sono difficilmente separabili dagli aspetti spirituali. Anche lo spirito dell’uomo vi si trova inserito. Come veri iniziatori, dietro le quinte ci sono dei maestri di yoga (yogi) formati nello yoga dell’induismo indiano e che hanno un piano preordinato per condurre gli allievi alla meta dello yoga indiano. Perciò il cammino iniziale di esercizi fisici, respiratori e di rilassamento, conduce ad ulteriori esercizi di conoscenza di se stessi, di tecniche di dominio dello spirito e dell’anima.
Con questo abbiamo risposto alla questione discussa, e cioè che il metodo yoga non si può separare dall’induismo. Quello che viene praticato nei paesi occidentali non è soltanto una ginnastica che favorisce la salute; chi pensa cosi è vittima di un inganno, poiché in ultimo questi esercizi non sono separabili, come è stato detto tante volte, dalle concezioni speciali dell’induismo e del suo mondo spirituale occulto. I fautori dello yoga dicono questo apertamente.
Apparentemente lo Hatha-Yoga è innocuo e non religioso; con esso si cerca di essere coscienti delle proprie capacità fisiche grazie agli esercizi nei corsi di ginnastica. Questa forma di yoga è una preparazione per il "cammino regale" del "Raja-Yoga". Certi aspetti del pensiero induistico devono essere accettati anche nello Hatha-Yoga. Gli esercizi apparentemente di pura ginnastica sono orientati spiritualmente e hanno effetti spirituali. Questo si manifesta attraverso i suoi nomi come "sede del perfetto", "la posizione eroica", "la sede del Loto", eccetera.
In questi esercizi, non solo le membra sono attivate, ma vi sono anche effetti sugli organi interni e sulle ghiandole e su certi centri nervosi.
QUALI SONO GLI SCOPI DELLO YOGA?
Se anche le singole scuole hanno le loro dottrine specifiche, nello yoga classico si tratta del tema principale che è scoprire se stesso, quella parte essenziale, pura e divina in sé: il Dio nell’uomo.
Secondo la dottrina fondamentale dello yoga, si afferma che la natura – specialmente la natura umana – è buona nel suo intimo. Tutti i maestri di yoga credono in se stessi, nel senso di essere Dio o parte della divinità.
La conseguenza è che i maestri (Guru) che presentano questa dottrina hanno un’influenza immensa, come possiamo constatare nel mondo occidentale. Essi sono accettati come divinità personificate e approfittano di questa loro autorità, e ci si inchina perfino davanti ai piedi di un ragazzo di 17 anni. [...]
Su quale via si trova il Dio in sé secondo lo yoga? La via da seguire è lo svuotarsi interamente di se stessi, con l’aiuto di esercizi fisici, per aprirsi alle potenze cosmiche che agiscono nell’universo. Mediante questo, l’uomo si potrà unire alla fonte dell’energia presente in tutto l’universo, per esempio nell’aria, nell’acqua e nell’alimentazione. Così l’uomo diventerà Dio, cioè si eleverà allo stato originario, senza macchia, innocente, per diventare un superuomo. Con questo l’uomo riesce – così si dice – a raggiungere la meta desiderata: la felicità, la piena armonia, il supremo stato della coscienza che conduce all’essere divino.
Nella sua essenza lo yoga è dunque una forma di autoredenzione! Ma che cosa accade in realtà? Se l’anima individuale tende a liberarsi dalla supposta prigione – coltivando in ciò un fine serio e apparentemente buono – in verità promuove l’io peccaminoso e di conseguenza l’egoismo.
Infatti l’allievo yoga si occupa costantemente di se stesso, i suoi pensieri girano sempre attorno alla sua persona e diventa ogni volta più incapace di vivere in comunità.
Così alla fine questa sedicente autoredenzione porta ad una conclusione ingannatrice. Anche se questo fine si realizzasse mediante le forze dell’universo che pervadono l’uomo, non si deve dimenticare il fatto che non esistono forze neutre, come alcuni pensano, nemmeno nello yoga.
Dietro a ogni forza invadente c’è piuttosto un essere o una personalità spirituale. Ed ora ci si domanda: quale essere? Quale divinità?
Gesù afferma di essere il Figlio di Dio che viene dall’alto. Ma esiste anche l’avversario di Dio, un anti-Dio poderoso che viene dal basso (Giovanni 8:23), anche questo può entrare nell’uomo e conferirgli determinate capacità.
Chiediamoci ora da dove vengono queste forze dello yoga induista che si introducono nell’allievo yoga, e con il quale si uniscono quando hanno raggiunto lo scopo dell’esercizio yoga, per trasformare un uomo in un semidio o in un superuomo?
Come già detto, nello yoga ultimamente sono accettate le forze dell’anima cosmica induista del Brahman. Né può essere diversamente, perché gli yogi vivono nella tradizione induista. Credono da una parte in se stessi come Dio e dall’altra hanno ancora diverse divinità personali come Krishna, Shiva.
Gli allievi yoga devono mettersi in comunicazione con queste divinità e sono inevitabilmente indotti ad accettarle. Questo però significa che c’è una relazione con un essere demoniaco, perché l’apostolo Paolo, quando parla dei sacrifici pagani, afferma: "I pagani offrono sacrifici a entità demoniache e non a Dio" (1 Corinzi 10:20).
Colui che coltiva intensamente lo yoga finirà – a causa del mondo occulto che si cela dietro la pratica dello yoga – inevitabilmente e spesso inconsciamente sotto l’influenza di Satana. Attraverso l’influsso delle forze dell’universo che non sono altro che forze di dèi pagani, l’uomo si espone al pericolo di cadere sotto la potenza degli inferi, anche se crede di praticare dello "yoga cristiano". E finalmente l’allievo yoga passa dal regno di Gesù, il regno della luce, al regno delle tenebre, cosa che si percepisce per lo più quando è troppo tardi. Questo passaggio, così decisivo per l’eternità, dal regno di Gesù al regno del demonio, si realizzerà a causa della sorgente spirituale dello yoga.
Il fatto che nello yoga si tratta di forze soprannaturali è dimostrato dai mantra, dei quali abbiamo parlato. La meditazione trascendentale del Maharishi Mahesh Yogi, che è largamente diffusa, agisce principalmente con questi mantra. Il Maharishi dice ai suoi allievi che i suoi mantra sono di origine indù, però non dice loro nulla sulle potenze, cioè sulle divinità induiste che si identificano in queste forze. Negli scritti dei suoi adepti si afferma il contrario, cioè che in questi mantra si tratta soltanto di "vibrazioni fisiche". Queste dichiarazioni servono a velare la realtà. In questo modo una tecnica magica religiosa di origine pagana viene interpretata come una "scienza della intelligenza creatrice". Il principiante non percepisce che l’accettazione in questa comunità equivale ad aver fede nella tradizione induista.
Ernesto Gogler, un indiologo di Basilea, nel settembre 1974 ha scritto sul "Kirchenboten" un articolo nel quale faceva le seguenti osservazioni sui mantra: "L’occultamento dei mantra davanti al pubblico e ai principianti e il nascondere le potenze che stanno dietro ad essi, confermano il fatto che i mantra non possono essere paragonati alla preghiera o alla meditazione in senso biblico. I mantra sono sillabe magiche o formule occulte."
Che le pratiche di yoga sin dall’inizio nell’India antica siano miste a magia e forze occulte, appare chiaramente quando si sente che i manuali tradizionali di yoga promettono all’allievo forze soprannaturali (Siddhis), durante il progresso in questo cammino.
Mircea Eliade, il grande conoscitore di yoga, scrive: "Uno yogi in India ha sempre avuto la fama di essere un Mahasiddha, come un possessore di forze occulte, un mago." Tra queste capacità vi sono: "La forza di raggiungere qualsiasi oggetto da qualsiasi distanza, la volontà irresistibile del dominio sugli elementi e il compimento dei desideri" (citazione secondo Eliade: Yoga, pag. 97).
Mediante queste capacità gli yogi fanno i cosiddetti miracoli. Nel settembre del 1974 la stampa dette notizia che a Colonia uno yogi aveva camminato a piedi nudi su carboni ardenti a mille gradi e che i suoi adepti lo avevano seguito senza che i loro piedi si bruciassero. Un altro yogi aveva fermato completamente il suo cuore per otto secondi.
Ma se le potenze alle quali gli adepti dello yoga alla fine si aprono sono potenze oscure, allora esse non potranno mai portare una soluzione, la liberazione e l’armonia, come viene invece affermato in questa dottrina. Satana è il distruttore di ogni felicità, di ogni gioia e armonia, di ogni bene; è lui che sta dietro tutti gli idoli e gli dei, ed è anche lui che sta dietro le dottrine induiste. Egli vuole mettere l’uomo sotto il suo potere per condurlo alla perdizione. Di conseguenza se uno è un cristiano fedele non può far altro che combattere con Gesù contro l’occultismo e il demonio che si presenta nello yoga.
Gesù Cristo è venuto per distruggere le opere delle tenebre e di satana (1 Giovanni 3:8). Egli è il Signore e il Vincitore su Satana e su tutti i demoni, sulle autorità e sui dominatori di questo mondo di tenebre e sugli spiriti del male che sono sotto il cielo (Efesini 6:12).
È dunque manifesto e chiaro che non può esistere una forma cristiana di yoga. È sconcertante che nei paesi occidentali molti usano lo yoga sotto vesti cristiane, per esempio, mettono parole cristiane e orazioni come il Padre Nostro al posto dei mantra. Ci sono perfino teologi che favoriscono questi esercizi e invitano gruppi cristiani a simili pratiche: sarebbe il cammino per ravvivare una vita di preghiera esangue! Lo yoga sarebbe una via che si potrebbe usare per la meta cristiana.
Una cosa è chiara: lo yoga e la fede cristiana si escludono a vicenda – non soltanto per il fondamento, il cammino e la meta, ma anche per il Cristo vivente con la Sua chiamata a seguirlo fino alla meta, e tutta la Parola di Dio, sono contrari alla dottrina, al cammino e alla finalità dello yoga induista.
A parte il pericolo principale che deriva da questa origine demoniaca, la dottrina dell’autoredenzione è già completamente contraria alla fede cristiana. L’uomo è peccatore e non ha assolutamente alcun potere per redimersi attraverso esercizi fisici e spirituali con i quali pensa di elevarsi sempre più in alto fino a diventare un uomo-dio.
Chi appartiene alla verità si rende intimamente conto di non essere è imprigionato nel proprio io originariamente buono, ma di vivere nella prigione del proprio peccato, e quindi di Satana, a causa della sua natura imperfetta. E proprio da questa prigione deve essere liberato. Il cristiano non cercherà mai di scoprire il suo "io divino" per raggiungere la redenzione, perché conosce già il suo proprio essere incline al male (Genesi 8:21). Egli conosce la realtà del peccato e della colpa e ha bisogno di un Redentore. L’unico Redentore è Gesù Cristo.
Gesù si è fatto uomo ed è morto per noi sulla croce per redimerci dal nostro io decaduto e sede di ogni male, dell’egoismo, della superbia e di ogni brama illecita. Per il Suo Sangue versato e il Suo atto redentore, secondo la parola "Tutto è compiuto!", Satana e il peccato sono stati vinti. In questa fede, quando il nostro uomo vecchio, quello naturale, è dato alla morte in Cristo, risorge l’uomo nuovo, l’io redento.
Soltanto Gesù, il Figlio di Dio, ha il potere di creare questo in noi. Per un vero cristiano Gesù è il grande protagonista della sua vita. Vive con Lui e segue Lui, fino alla meta per essere per sempre con Lui nel Suo Regno.
Chi realmente ama Gesù, l’Agnello di Dio, come il suo Redentore, chi ha una relazione personale con Lui, non farà esercizi dietro ai quali stanno dottrine occulte e formule magiche. Non si rivolgerà mai a forze sconosciute del cosmo e a divinità straniere, a esercizi yoga per imparare l’arte di svuotare la sua mente, perché i suoi pensieri sono rivolti a Gesù Cristo e nel silenzio si occupano di Lui e della Parola di Dio. Il cristiano non ha bisogno di esercitarsi nello yoga per escludere tutte le funzioni della sua anima, perché la sua anima vuole invece essere viva e amare Gesù, e con Lui gli uomini e tutte le creature di Dio, amando però Gesù al disopra di tutto.
E chi pensa di dover liberare il divino imprigionato in sé aprendo l’anima a tutte le forze che vengono dal basso, diventerà in questo modo prigioniero del peccato. Ecco perché un cristiano che agisce in tal modo deve riconoscere la sua colpa quando arriva sotto l’influenza di questi poteri. Per quanto riguarda lo yoga, un cristiano oggi deve scegliere fra Cristo e Beliar, perché la possibilità di unire yoga e fede cristiana non esiste.
Lo stesso vale per lo Zen, la dottrina corrispondente giapponese che viene dal buddismo e si diffonde molto nell’occidente. Questa mistura è una forma di sincretismo. La Sacra Scrittura ci mostra innumerevoli esempi nei quali Dio ha punito il popolo dell’Antico Testamento con castighi durissimi quando questo ha voluto unire il Dio vivente con gli idoli, cioè con i demoni delle altre religioni. Era soprattutto questo il suo peccato, e non la mera idolatria.
Non ci si può in nessun modo scusare portando a favore dello yoga per esempio questo argomento: un Dio giusto non può escludere dalla salvezza eterna un buddista, un indù o un credente di altre religioni che cercano con sincerità di salvarsi, e quindi si può andare anche su questa "altra via". Lo sbaglio di questo argomento è il seguente: è vero che la grazia di Dio non ha limiti, ma c’è una differenza capitale tra coloro che hanno ricevuto la rivelazione del Figlio di Dio, Gesù Cristo, e coloro che non l’hanno ancora udita. Per noi cristiani vale questo: "E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12).
Per i cristiani lo yoga è una via di apostasia che conduce alla perdizione. Per i pagani può forse essere dapprima una via falsa che il Signore può far deviare nella via vera della sua conoscenza.
La nostra redenzione è stata pagata a caro prezzo. Perciò, ogni volta che pensiamo di poter seguire, accanto a Gesù, altri dei e idoli pagani, Dio chiama noi, il Suo popolo del Nuovo Patto, redento dal sacrificio di Gesù e dal prezioso Sangue dell’Agnello di Dio: "Fino a quando zoppicherete da due parti?"
Per concludere: lo yoga non è soltanto un affare personale di vita religiosa dell’individuo, ma, come proclamato da Maharishi Mahesh Yogi, è un piano di portata mondiale: offrire la "salvezza" e la "fortuna" al mondo. La pratica dello yoga oggi mostra già i segni che questa dottrina sfocerà nella chiesa mondiale unitaria, separata da Dio, che attualmente si cerca di realizzare. Già si vedono i primi segni di questa sedicente fratellanza mondiale, religione mondiale della chiesa unitaria anticristiana, nella quale si uniscono tutte le religioni per creare la nuova cittadinanza mondiale.
16:58
Scritto da: micedan3
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26/03/2010
INDUISMO e BUDDISMO
Induismo
L'Induismo può sembrare una religione lontana agli occidentali, ma in realtà essa si è diffusa largamente nella nostra cultura. Molti sono già diventati familiari con i concetti base dell'Induismo senza neanche rendersene conto. Film come Star Wars, o telefilm come Dharma e Greg, sono pieni di idee indù. La reincarnazione è un concetto dell'Induismo. La meditazione trascendentale è Induismo abilmente mascherato. La famosa canzone "My Sweet Lord" di George Harrison, è un'invocazione indù. La filosofia New Age è Induismo in vesti occidentali.
L'Induismo è incredibilmente vario. Si va da quelli che credono in una sola realtà, Brahman, a quelli che credono in numerosi dèi (qualcosa come 330 milioni di divinità). Alcuni Indù credono che l'universo è reale; molti invece credono che esso è un'illusione (detta "maya"). Alcuni credono che Brahman e l'universo sono una cosa sola; altri credono che si tratta di due realtà distinte.
Nonostante le diversità all'interno dell'Induismo, vi sono cinque capisaldi fondamentali di questa religione. Il primo è che la realtà definitiva, chiamata Brahman, è unità impersonale. Il film di fantascienza "L'impero colpisce ancora" parla del concetto di "Forza": tutte le cose sono parte della "Forza". Questo è monismo: l'idea che tutto sia una cosa sola. Niente è distinto e separato dal resto.
Un'altra credenza dell'Induismo è che noi siamo da Brahman e uno con Brahman. Tutto è uno, tutto è dio, inclusi noi stessi.
L'Induismo insegna che il nostro problema è che abbiamo dimenticato che siamo degli dèi. La conseguenza di questo è che siamo soggetti alla Legge del Karma (un altro punto cardine dell'Induismo). È l'equivalente della legge naturale di causa ed effetto. Non esiste perdono, non c'è alcuna via di fuga. Il peso delle conseguenze delle proprie azioni ricade interamente su se stessi. Le conseguenze dipendono così dal proprio karma, che può essere buono o cattivo, e ci segue di vita in vita. Questo è un'altro concetto Indù: il samsara, il continuo ciclo della vita, morte e rinascita, conosciuto anche col nome di reincarnazione. Il tipo di karma che si possiede determina il tipo di corpo in cui ci si reincarna nella vita successiva (un corpo umano, animale, o un insetto).
L'ultimo grande pilastro dell'Induismo è la liberazione dalla ruota della nascita, morte e rinascita. Si può scendere dalla giostra della reincarnazione soltanto realizzando che l'individuo è un'illusione, e che solo l'unità con Brahman è reale. Ma non esiste alcun paradiso: soltanto, si perde la propria identità nell'unità universale.
Buddismo
I Buddisti non credono in un Dio personale. Il Buddismo non ha adorazione, preghiera, o lode a una persona divina. Non offre redenzione, né perdono, né speranza del paradiso, né giudizio finale. Il Buddismo assomiglia più a una filosofia morale, un modo "etico" di vivere la vita.
Nel suo scritto "De Futilitate", C.S. Lewis definisce il Buddismo "un'eresia dell'Induismo". Il Buddismo infatti fu fondato da un Indù, Siddhartha Gautama, durante il VI secolo a.C.
Profondamente colpito dall'aver visto quattro diverse sofferenze in un giorno, Siddhartha si impegnò a trovare la fonte della sofferenza e il modo per eliminarla. Si sedette sotto un fico e fece voto di non rialzarsi finché non avrebbe ottenuto l'illuminazione. Dopo qualche tempo, ritenne di averla ricevuta e divenne il "Buddha" (cioè, l'illuminato). Cominciò così a insegnare le "Quattro Nobili Verità" (o "Quattro Preziose Verità"), gli insegnamenti basilari del Buddismo.
La Prima Nobile Verità è che la vita consiste di sofferenza.
La Seconda Nobile Verità è che soffriamo perché desideriamo cose che sono temporanee. Questo è il centro del Buddismo: credere che il desiderio è la causa di tutta la sofferenza.
La Terza Nobile Verità è che il modo per liberarsi dalla sofferenza è eliminare ogni desiderio (sfortunatamente, è una premessa che si annulla da sè: proporsi l'obbiettivo di eliminare il desiderio, significa desiderare di eliminare il desiderio).
La Quarta Nobile Verità è che il desiderio può essere eliminato seguendo l'Ottuplice Sentiero (o "Sentiero Prezioso in Otto Punti").
Nell'Ottuplice Sentiero, i primi due passi sono fondamentali per tutti gli altri. Il primo passo è La conoscenza giusta, in cui si vede l'universo come temporaneo e illusorio e si crede che la persona in realtà non esiste. Gli altri passi sono: La conoscenza giusta, La scelta giusta, Il parlare giusto, L'azione giusta, L'acquisto giusto, Lo sforzo giusto, La concentrazione giusta, e L'annichilimento giusto dell'io (darsi alla meditazione e allo yoga finché giunga la pace, o più precisamente, la vacuità).
La condotta etica è molto importante nel Buddismo, sono vietate la menzogna, il furto, il bere, e il togliere la vita a qualunque essere vivente (inclusi gli insetti).
L'Ottuplice Sentiero è una serie di passi che non solo descrive una vita morale, ma che dovrebbe condurre il seguace verso il Nirvana, l'obiettivo del Buddismo. Il Nirvana non è il paradiso; è uno stato di estinzione, dove la propria essenza - che comunque non esiste - si estingue come la fiamma di una candela, segnando la fine del desiderio e dunque della sofferenza.
Uno dei concetti più importanti del Buddismo è il samsara, il ciclo di nascita, morte e rinascita. Differisce dal concetto Indù di rincarnazione in quanto il Buddismo insegna che non esiste un "sè" che continua a vivere nella vita successiva. Un'altro concetto importante è il Karma, che - come nell'Induismo - segue la persona in ogni ciclo del samsara. Si noti l'incongruenza: non esiste un "sè stesso" che continua a vivere da una vita all'altra, eppure il karma di questo sè inesistente continua di vita in vita.
In tutto questo non si può non vedere la ricerca del "Dio ignoto", onorato ad Atene, e che costituì lo spunto per il famoso discorso dell'apostolo Paolo dinanzi ai filosofi stoici ed epicurei (Atti 17:16-34). In realtà nel buddismo ci si muove in una vaga atmosfera fumosa, piena di leggende e di miti contrastanti. Buddha con i suoi seguaci si sono concentrati sulle supposte possibilità umane di superare il contingente per attingere l'assoluto e, quindi, esaltando oltre misura l'uomo, sono rimasti incastrati, chiusi, nell'angusto orizzonte umano, piuttosto che rivolgersi all'unico vero Dio, Yahwéh, il Dio della Bibbia, che ha mandato il suo unico Figlio nel mondo per salvare l'umanità.
Studiando un po' del buddismo ci si rende conto che l'apostolo Paolo guidato dallo Spirito Santo aveva ragione quando diceva: "Essi sono inescusabili perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato" (Romani 1:21).
Il Buddismo insegna che ci sono molte vie per raggiungere la vetta della montagna, e così ci sono molte vie per andare a Dio. Gesù invece disse: "Io sono la via, la verità, e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me".
Dio o le religioni?
Tutte le religioni del mondo possono essere riassunte in un concetto fondamentale: quello secondo cui il rapporto con Dio si deve ottenere progressivamente mediante una serie di cose da fare; bisogna, cioè, fare qualcosa per guadagnarsi un certo grado di accesso a Dio e un rapporto con Lui.
Il Cristianesimo biblico insegna, invece, che il rapporto con Dio è un dono gratuito di Dio, e che bisogna accostarsi con fiducia e semplicità di cuore per poter entrare in relazione con Lui e sperimentare questa relazione.
La quintessenza delle religioni del mondo, dove gli sforzi dell'uomo sono quelli che gli permettono di ottenere la comunione con Dio, può essere esemplificata osservando il Buddismo.
L'iniziato Buddista inizia con le "quattro nobili verità". Esse insegnano che la sofferenza nasce dall'attaccamento ai desideri, e che cessato tale attaccamento finisce anche la sofferenza. Per liberarsi dei propri desideri, basta seguire quello che i Buddisti chiamano l'"ottuplice sentiero". Esso consiste in tre qualità: saggezza (panna), moralità (sila) e meditazione (samadhi). Ad ognuna di esse è collegato un elenco di cose da fare (parola pura, pensiero puro, luogo puro, corpo puro, ecc). Ognuna di esse, a sua volta, conduce ancora altrove.
Ecco dunque la trappola: i seguaci del Buddismo non raggiungono mai lo scopo finale, ma gli viene insegnato che ci vorranno parecchi anni prima di poter ottenere l'appagamento che cercano, e solo per ritornare poi nuovamente nell'interminabile circolo dell'insoddisfazione. Inoltre il concetto di "puro" dell'ottuplice sentiero è variabile, pertanto non esiste un solido fondamento su cui costruire.
In questo concetto di guadagnarsi l'accesso a Dio esiste un serio problema: quale dio ingiusto vorrebbe che noi ci avvicinassimo a lui mediante una progressione di cose da fare? E se una persona morisse prima di aver completato quel percorso? Dio dovrebbe dire: "Allontanati da me, tu non hai completato quel percorso".
No, questo è l'esatto opposto di tutto ciò che Dio stesso ci rivela di Sè. Egli è amorevole, potente, benigno, giusto, paziente e misericordioso. È per questo che la Via per andare a Lui è tanto semplice. Chiunque può raggiungerLo indipendentemente dal punto in cui la persona si trovi nella propria vita, qualunque sia l'età, la cultura e lo stato sociale. Attraverso un dono gratuito - Gesù. "E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita." (1 Giov. 5:11-12)
15:21
Scritto da: micedan3
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